Francia. JRS: rifugiati sostenuti da una rete di famiglie e religiosi

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In Francia il Jesuit Refugee Service ha istituito una rete di famiglie e comunità religiose per ospitare, fino a quando non troveranno un alloggio stabile, le centinaia di rifugiati e richiedenti che ogni sera dormono per le strade di Parigi.

Il progetto “Welcome”, iniziato con solo tre persone a Parigi nel 2009,  oggi è una rete di 300 realtà in 15 città della Francia. Le famiglie e le comunità forniscono al richiedente asilo un letto e almeno un pasto a settimana. Il JRS assegna un tutor per ogni richiedente asilo, per aiutarlo con la burocrazia relativa alla richiesta di status di rifugiato e per offrire un sostegno generale. Due video  sul progetto sono stati pubblicati sul canale Youtube del JRS International: il primo racconta l’esperienza dal punto di vista di una famiglia parigina, l’altro da quello di una rifugiata bengalese.

Roma. Sono cinque i gesuiti che partecipano al Sinodo

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Alla terza Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi, dedicata alle sfide pastorali della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione (5-19 ottobre) partecipano cinque gesuiti.
Eletto dall’Unione dei Superiori generali, p. Adolfo Nicolás Pachon SJ, Generale della Compagnia di Gesù.Tra i membri di nomina pontificia p. Antonio Spadaro SJ, direttore de “La Civiltà Cattolica”, e p. François-Xavier Dumortier SJ, rettore della pontificia università Gregoriana di Roma. Dalle Chiese orientali cattoliche monsignor Ján Babjak SJ, arcivescovo metropolita di Prešov per i cattolici di rito bizantino, presidente del Consiglio della Chiesa slovacca. Tra i collaboratori del Segretario speciale, p. George Henri Ruyssen SJ, professore della facoltà di diritto canonico orientale presso il pontificio Istituto Orientale di Roma.

Scuole. Matarazzo ai Rettori: “Scuole come comunità”

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Lunedì 22 e martedì 23 settembre presso l’Istituto S. Ignazio di Messina, alla vigilia del Convegno internazionale sul bicentenario della Ricostituzione della Compagnia di Gesù, si sono riuniti i rettori delle scuole della rete GesuitiEducazione, insieme al nuovo Provinciale.

Nella prima fase dell’incontro p. Vitangelo C. M. Denora, delegato per i Collegi, ha presentato al Provinciale la rete di scuole, con una particolare attenzione alla nascita e ai primi mesi di vita della Fondazione GesuitiEducazione. Nel suo successivo intervento il Provinciale ha evidenziato in modo particolare l’esigenza di lavorare sulle opportunità che la rete offre, valorizzando e promuovendo la “dimensione comunitaria” dei Collegi in quanto attività apostoliche della Compagnia di Gesù. “La Compagnia non nasce per un singolo, ma come gruppo di amici nel Signore” ha sottolineato padre Matarazzo. Da ciò discendono da un lato l’importanza fondamentale della complementarietà dei carismi tra gesuiti e laici e dall’altro la necessità di una “contaminazione tra i settori apostolici della Compagnia” (Cultura, Giovani, Educazione, Sociale, Missioni). “L’accompagnamento personale”, ha proseguito il Provinciale, deve essere vissuto come aspetto profetico e l’eccellenza ignaziana come frutto della “cura personalis” nella valorizzazione dei talenti personali. Non dobbiamo vivere un momento di crisi, ma ascoltare lo Spirito che ci sta chiedendo nuove risposte a nuove opportunità. Lo stile continuo di discernimento è necessario per anticipare il futuro ed essere all’avanguardia”.

Un corpo universale per una missione universale

 

Dal 15 al 18 settembre i sei presidente della Conferenza dei gesuiti europei hanno tenuto il loro incontro annuale a Roma, con il Padre Generale.

Di seguito una sintesi delle tematiche discusse.

36ma Congregazione Generale

Con una nuova formula la Congregazione Generale inizierà a livello di conferenza. Secondo le nuove disposizione ogni conferenza sceglierà un delegato. Questo accadrà nell’agosto 2015. In ottobre, poi, l’Europa terrà le discussioni iniziali della 36ma Congregazione.

 

Lettere del Padre Generale e altri temi

Abbiamo passato in rassegna alcune delle recenti lettere del Padre Generale, in particolare quelle sulla formazione intellettuale dei gesuiti e sull’apostolato intellettuale.

E’ stato quindi elogiato il ruolo del Jesuit Refugee Service nel rispondere alle crisi urgenti, dove la popolazione è stata costretta a fuggire, in paesi come la Siria, l’Iraq e il Congo; è stato promesso un maggior coinvolgimento della Conferenza.

Abbiamo anche discusso di come vivere il nostro celibato con maggior profondità. Inoltre si è trattato della protezione dei minori e si è fatto il punto su come viene vissuta dalla Compagnia.

 

Il rinnovo delle strutture delle Province

A dispetto delle inevitabili esitazioni, molte Province hanno risposto con un deciso discernimento alla lettera del Padre Generale del 2011 sul rinnovo delle strutture delle Province al servizio della missione universale.

In definitiva ci saranno quattro Province USA. Già nel 2014, le Province degli Stati Uniti si uniranno con le due Province canadesi per formare una nuova Conferenza del Nord America. Nel giro di pochi anni si prevede che ci sarà una Provincia canadese bilingue.

Quindici Province latino-americane e due regioni passo dopo passo diventeranno undici Province, con possibili future fusioni negli anni a venire. Simili operazioni fruttuose sono in corso anche in Europa e in Asia.

Alcune aree sentono di essere troppo differenti per potersi unire, ma in definitiva è evidente che l’identità e la missione universale della Compagnia aiutano e non danneggiano l’impegno a livello locale.

 

Costi della formazione

Le risorse per il finanziamento della formazione dei gesuiti non sono equamente distribuite all’interno della Compagnia. Eppure c’è sia il desiderio che l’apertura per la condivisione. Il P. Generale ha chiesto alla Conferenze di trovare una via d’uscita. La solidarietà nel condividere i costi di formazione inizia quando ogni Provincia esamina ciò di cui ha bisogno e ciò che può condividere. Alcune Province hanno accumulato dei fondi, ma hanno poche persone in formazione. Al contrario altre Province o Regioni più giovani che stanno ricevendo vocazioni, non hanno ancora costruito le loro riserve. Esigenze particolari si fanno sentire in Africa e in alcune parti dell’Asia, del Medio Oriente e in Europa orientale. Questa informazione sullo stato delle finanze è ora condivisa apertamente all’interno di ogni Conferenza. Una condivisione che è iniziata anche all’interno della Conferenza dei provinciali europei per un periodo iniziale di prova di due anni. I Provinciali europei faranno una verifica sul primo anno nella loro prossima riunione di ottobre. Le misure adottate finora ci preparano a fare il passo successivo, che è la solidarietà tra Conferenze. In questo modo, speriamo di soddisfare le esigenze e le risorse a livello globale

Il ruolo della Conferenza dei provinciali nella comunicazione globale

Il P. Generale e i suoi assistenti hanno un’ampia visione della situazione globale, aiutati dallo straordinario sistema di comunicazione interna alla Compagnia sviluppato da Ignazio stesso. Ma globalmente i mezzi di comunicazione sono in fase di costante sviluppo. Le Conferenze dei Provinciali sono un meccanismo di aiuto per la comunicazione, che consente di agire con maggiore decisione e collettivamente in modo che gli ideali della Compagnia possano essere portati avanti in modo più efficace e più universale.

John Dardis SJ

Presidente della Conferenza dei provinciali europei

JRS. “Fermare le stragi del Mediterraneo con corridoi umanitari ONU”

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Fermare la strage di migranti nel Mediterraneo con corridoi umanitari a guida Onu. A un anno esatto dal naufragio di Lampedusa, costato la vita di quasi 400 persone, il Jesuit Refugee Service (Jrs) chiede all’Europa e alla comunità internazionale misure più coraggiose per prevenire nuove tragedie nel Mediterraneo.

Secondo il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, la decisione dell’Unione Europea di sostituire a novembre l’operazione Mare Nostrum con la nuova operazione dell’agenzia europea per il controllo delle frontiere Frontex, va nel senso opposto. In un anno il pattugliamento del Canale di Sicilia della Marina Militare italiana ha permesso di salvare 142mila persone “a riprova di quanto si possa fare quando gli Stati mettono la vita al di sopra della sicurezza delle proprie frontiere”, osserva il JRS.

Ma per evitare nuove tragedie non basta salvare vite umane in mare:  “Occorre offrire ai disperati che fuggono dalle violazioni dei più elementari diritti umani, canali alternativi per entrare in Europa”, ha dichiarato il direttore, padre Peter Balleis SJ. Offrire ai richiedenti asilo la possibilità di trovare rifugio in un luogo sicuro non li costringerebbe a rivolgersi alle reti dei trafficanti senza scrupoli.

Insieme all’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati, il Jrs chiede quindi ai Paesi europei di concedere il rilascio ai richiedenti asilo di speciali visti umanitari, insieme alla possibilità di ottenere il ricongiungimento familiare e di aumentare le proprie quote di reinsediamento dei rifugiati.  “Di fronte all’aggravarsi delle crisi in Medio Oriente e in Nord-Africa”,  ha avvertito il direttore del Jrs Europa, padre Michael Schoeps SJ, “sigillare le nostre frontiere servirà solo a peggiorare le sofferenze di migliaia di gente innocente”.

 

Africa. Cambiamenti climatici e sicurezza alimentare

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La stretta correlazione tra i cambiamenti climatici e la sicurezza alimentare e la necessità di partenariati settoriali, nazionali, regionali e globali tra soggetti socio-economici per contrastare l’avanzamento della siccità in Africa, sono stati gli argomenti al centro della Conferenza nazionale su “Cambiamenti climatici e sicurezza alimentare. Previsioni dal futuro” organizzata dal Centro Hakimani dei gesuiti (JHC), il 18 e 19 settembre, presso l’Università Cattolica dell’Africa Orientale (CUEA), a Nairobi. La conferenza, organizzata in collaborazione con Cafod, Giustizia cattolica e Pace, Pax Romana, ha visto la partecipazione di organizzazioni sia governative che non governative, studenti e media locali.

Città del Vaticano. I superstiti del naufragio dal Papa, con padre La Manna

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Nel pomeriggio del primo ottobre, papa Francesco ha ricevuto una delegazione di 37 eritrei, fra i quali oltre 20 superstiti del naufragio, in cui, il 3 ottobre di un anno fa, presso le coste di Lampedusa trovarono la morte 368 migranti. Provenienti da diversi Paesi europei, Germania, Svezia, Norvegia, Olanda, Danimarca, dove hanno trovato accoglienza,  i superstiti saranno presenti alle commemorazioni in programma domani a Lampedusa. In questi giorni è stata presentata una proposta di legge perché il 3 ottobre sia riconosciuto come “Giornata in ricordo delle vittime del mare”.

La delegazione, organizzata dal “Comitato 3 Ottobre”, presieduto da Tareke Brhane, rifugiato eritreo che a Roma assiste i migranti e i profughi, era accompagnata dall’arcivescovo Konrad Krajewski, elemosiniere pontificio, e da padre Giovanni La Manna, già Presidente del Centro Astalli, sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati in Italia-JRS.

 

Formazione. A Sighet con la Lega Missionaria Studenti-CVX

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Alcuni sono arrivati a Sighet dall’Italia dopo più di 30 ore di pullman; altri con un volo atterrato a Cluj-Napoca seguito da un bel tratto di strada in auto in direzione nord. Tutti, favoriti dalla conformazione delle strade tutt’altro che “a scorrimento veloce”, hanno avuto comunque modo di riposare lo sguardo sul paesaggio rumeno, godere del verde che lo pervade e lasciarsi raggiungere dalla promessa di vitalità e vigore di cui è portatore.

Con questa contemplazione naturalistica è cominciato anche per me l’esperimento estivo con la Lega Missionaria Studenti-CVX , il campo nel quale sono stato impegnato per poco più di tre settimane, a cavallo tra luglio e agosto. Per la LMS-CVX, quello con Sighet è un appuntamento che si ripete da vari anni durante il periodo estivo ma anche, più brevemente, nel periodo natalizio: adolescenti, giovani e adulti partono dall’Italia accompagnati da padri Gesuiti e si mettono a servizio delle necessità della parte più debole e ferita della popolazione locale.

Accompagnato dalla presenza di p. Massimo Nevola, p. Vitangelo Denora e p. Gabriele Semino, oltre che a quella di don Gianluca, sacerdote della Diocesi di Aversa “veterano” a Sighet, ho potuto muovere i miei primi passi in un ambito -quello missionario/sociale- nel quale non mi ero ancora sperimentato come religioso e come sacerdote. Attraverso questo esperimento ho potuto toccare con mano in maniera concreta un aspetto della chiamata alla missione universale della Compagnia, dove la parola “universale” assume almeno due connotazioni diverse: un senso geografico che si allarga idealmente alla totalità dell’umanità, e un senso che richiama i più svariati ambiti dell’agire apostolico, fino ad abitare quelli di “confine”.

Passare quotidianamente del tempo e proporre delle attività di animazione con persone malate al reparto di psichiatria o nelle varie strutture che ospitano persone diversamente-abili mi ha permesso di entrare in contatto con il senso che il mistero dell’incarnazione porta nella vita di chi desidera essere compagno di Gesù: il gesuita (la Compagnia) sceglie di farsi presente laddove l’umanità è ferita per portare con umiltà l’umanità luminosa di Gesù attraverso il proprio “corpo” segnato a sua volta da debolezza.

La presenza e la condivisione che diventano radicate e fedeli permettono allo Spirito di operare ciò che va oltre le possibilità umane: il lento ma significativo cambiamento della mentalità, l’incremento del coinvolgimento e dell’impegno, il miglioramento delle strutture socio-sanitarie e delle condizioni delle persone in esse ospitate. Sighet dopo l’avvento dei Gesuiti non è più la stessa: questa consapevolezza la si respira nell’aria.

Durante il mio soggiorno in Maramures ho vissuto in una delle tre case-famiglia che nel tempo sono sorte per iniziativa della LMS-CVX. Esse costituiscono un ulteriore tentativo di risposta fattiva ad una chiamata del contesto sociale nel quale sono inserite: la forte presenza di bambini e ragazzi orfani e abbandonati. Ho potuto vedere i parintele coinvolti veramente come dei padri, circondati dai bambini pieni di gioia scanzonata: delicata realizzazione del “cento volte tanto” e cordiale da riportare a casa per i giorni e le situazioni di desolazione. Un souvenir donato dal Signore con l’augurio di buon pellegrinaggio.

 

Andrea Piccolo

Roma. Convegno di filosofia: secolarizzazione, pubblico, religione

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A fine settembre si è tenuto, per la prima volta a Roma, il convegno del Centro studi filosofici di Gallarate giunto alla 69ma edizione.  Il tema di quest’anno era “Secolarizzazione e presenza pubblica della religione”, relatori Giovanni Ferretti, Cettina Militello, Jean-Marc Ferry, Ugo Perone, Gaetano Silvestri e Gian Enrico Rusconi.Hanno partecipato 75 docenti universitari. Dal confronto è emerso, in generale, che il tema della secolarizzazione, e in particolare quello della privatizzazione della religione, sono ormai esauriti, sia perché la secolarizzazione è stata provocatoria come tesi (ormai abbandonata) della sparizione progressiva della religione, sia perché il tema è stato a lungo investigato e dibattuto in tutti i suoi risvolti. Inoltre delle piste di dialogo tra religione e mondo secolarizzato sono state aperte sia da parte cattolica che da parte laica, ultimamente sulla scia di John Rawls e di Jürgen Habermas. Infine il nuovo pontificato ha assunto il Concilio Vaticano II come programma da promuovere attivamente, e non più da tenere a freno nelle sue proposte più innovative. Per questo Rusconi ha espresso la sua meraviglia constatando che in questi giorni (nelle sedute plenarie) non si sia mai nominato il Papa. Si ritiene comunque che il tema sia esaurito solo se visto in termini di contrapposizione, mentre resta del tutto aperto nel senso del confronto non polemico e di un dialogo responsabile sui comuni problemi posti dall’epoca globale. Durante i lavori si è ricordato che quest’anno ricorre il trentesimo della morte di p. Carlo Giacon, iniziatore del  Movimento di Gallarate.

 

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